Sentenza 18/05/2018, n. 5519 – T.A.R. Lazio – Roma – Sez. III-ter

Scorrimento delle graduatorie

 

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T.A.R. Lazio, Roma, sez. III-ter, sentenza 18 maggio 2018, n. 5519

FATTO e DIRITTO

 

Con ricorso ritualmente introdotto la dott.ssa E.I. ed il dott. C.C. hanno impugnato il bando di concorso a n. 10 posti di dirigente nel ruolo del personale Enac, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 11.12.2007 (poi rettificato con riapertura dei termini di presentazione delle domande), chiedendone l’annullamento previa sospensiva.

Premettono in fatto:

di essere dipendenti ENAC, inquadrati nella cat. C – funzionario amministrativo – e di essere risultati idonei nella procedura selettiva per titoli ed esami per la copertura di 12 posizioni dirigenziali dell’Enac, inerenti a diversi profili di competenza di cui al bando pubblicato sulla G.U. n. 53 del 05.07.2002;

in particolare, con nota del Direttore Generale Enac n. 100/04 del 20.07.2004 veniva approvata – tra le altre graduatorie per i diversi profili di competenza banditi – la graduatoria in cui i ricorrenti si posizionavano al 6^ e 7^ posto su 8 idonei;

venivano assunti i primi due classificati e, poi, con delibere di scorrimento della graduatoria venivano assunti altri candidati che li precedevano fino alla loro posizione;

successivamente veniva bandito un nuovo concorso a n. 10 posti di dirigente nel ruolo del personale Enac, – con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 11.12.2007 (poi rettificato con riapertura dei termini di presentazione delle domande) – che impediva l’ulteriore scorrimento della graduatoria.

Si costituiva l’Enac depositando memoria ed insistendo per la reiezione del ricorso.

Con ordinanza collegiale n.1467/2008 il Tribunale ha respinto respinta l’istanza cautelare con la seguente motivazione: “Ritenuto che, ad una sommaria delibazione, propria della fase cautelare, il ricorso non appare assistito da sufficienti elementi di fumus boni iuris, in quanto, in materia di concorsi a pubblico impiego, non sussiste, a prescindere dalla proroga legale del termine di validità delle graduatorie, l’obbligo di nominare gli idonei nei posti vacanti, avendo l’Amministrazione piena discrezionalità sull’utilizzazione della graduatoria (cfr. art. 8, I comma, T.U. imp. civ. Stato); ciò vale anche nel caso in cui abbia precedentemente provveduto allo scorrimento della graduatoria con riguardo a posti corrispondenti a quello per la cui copertura è stato bandito il concorso (Cons. Stato, Sez. VI, 11.10.2005, n. 5637)”.

Nella pubblica udienza odierna il ricorso è trattenuto in decisione.

Deducono i ricorrenti violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Cost., dell’art. 1 co. 536 L. 296/2006 e art. 3 L. 244/2007, disparità di trattamento; eccesso di potere, illogicità manifesta.

Sostengono, in sintesi i ricorrenti, che la graduatoria – in cui si erano utilmente posizionati quali idonei non vincitori – era, all’epoca, vigente sulla base di disposizioni normative che ne avevano prorogato l’efficacia (24 mesi previsti nel bando, poi prorogata al 31.12.2008 dall’art. 1 co. 536 L. 296/2006 e poi prorogata al 2010 dall’art. 3 L. 244/2007). Di talchè l’amministrazione non avrebbe potuto bandire un nuovo concorso senza prima scorrere la graduatoria in oggetto, essendovi un obbligo per l’amministrazione di assumere prima i canditati idonei.

La censura è infondata con riguardo al diritto vivente all’epoca dei fatti.

Infatti, al tempo in cui fu emanato il bando di concorso qui impugnato (2007), la tesi dominante in giurisprudenza (Consiglio di Stato, V Sezione, 19 novembre 2009, n. 743; V, 19 novembre 2009, n. 8369; IV, 27 luglio 2010 n. 4911) riteneva che la determinazione amministrativa di indizione di nuove procedure concorsuali, anche in presenza di graduatorie efficaci, fosse ampiamente discrezionale e non necessitasse di alcuna specifica motivazione, poiché conforme alla regola tracciata dall’articolo 97 della Costituzione.

In questo senso, secondo Cons. Stato, V, 25 giugno 2010 n. 4072, le norme riguardanti l’utilizzabilità delle graduatorie e, in particolare, gli artt. 15 d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e 22, comma 8, l. 24 dicembre 1994, n. 724 non riconoscono agli idonei dei concorsi pubblici alcun diritto ad essere immessi in ruolo, ma si limitano ad attribuire all’Amministrazione, in alternativa allo svolgimento della procedura concorsuale ordinaria, la facoltà di procedere allo scorrimento delle graduatorie ancora valide di concorsi già indetti, in modo da poter conferire agli idonei i posti non coperti dopo la chiamata dei vincitori, ovvero “medio tempore” resisi disponibili, nei limiti della pianta organica; tali disposizioni, dunque, sono rivolte esclusivamente all’Amministrazione, proponendosi la finalità di agevolare, in nome del principio di economicità dell’azione amministrativa, il reperimento della provvista del personale, senza far ricorso all’ordinario concorso ma senza qualificare o differenziare la posizione degli idonei rispetto ad altri dipendenti, che aspirino agli stessi posti.

Analogamente, a giudizio di Cons. Stato, Sez. IV, 16 giugno 2011, n. 3660, la nomina di idonei nei posti vacanti costituisce una facoltà e non un obbligo per l’amministrazione, trattandosi di un potere che rientra, di norma, nella discrezionalità dell’Ente, fatte salve situazioni particolari in cui il legislatore abbia espressamente disposto l’obbligo per l’Amministrazione di procedere allo scorrimento della graduatoria.

In qualche occasione, questo filone ermeneutico si era spinto fino all’affermazione più radicale, secondo la quale la decisione di bandire un nuovo concorso avrebbe potuto essere dettata, in ultima analisi, anche da mere ragioni di opportunità, sottratte al sindacato giurisdizionale, in quanto afferenti al merito amministrativo, salva la sussistenza di macroscopici vizi di eccesso di potere per illogicità e travisamento dei fatti, arbitrarietà, irrazionalità, irragionevolezza (Cons. Stato, Sez. IV, 27072010, n. 4910; T.A.R. Lazio Roma, Sez. II ter, 11042011, n. 3184).

In questa prospettiva, la decisione di attingere alle graduatorie concorsuali valide ed efficaci necessitava di un’apposita motivazione, in quanto avrebbe costituito una deroga al principio costituzionale del concorso.

Conseguentemente, essendo questo il quadro interpretativo vivente all’epoca dei fatti in riferimento al quale è stato adottato l’atto impugnato ed è stata respinta la domanda cautelare, la censura è infondata.

Sono poi inammissibili le ulteriori censure svolte nei confronti delle nomine di candidati vincitori in altre graduatorie sia in quanto il ricorso non ha ad oggetto i decreti di nomina dei detti funzionari sia in quanto il ricorso non è stato loro notificato.

Conclusivamente, il ricorso deve essere respinto.

Spese compensate per giusti motivi.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 maggio 2018.

Depositata in Segreteria il 18 maggio 2018.

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